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Art. 612 Codice Penale. Minaccia.

612. Minaccia (1).

Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa [120], con la multa fino a euro 1.032 (2).

Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi indicati nell'articolo 339, la pena è della reclusione fino a un anno e si procede d'ufficio.

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(1) Si vedano: art. 4, D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274, in tema di competenza penale del giudice di pace e norma transitoria di cui all'art. 64, D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274. Per le ipotesi di reato attribuite alla competenza del giudice di pace si applicano le pene pecuniarie vigenti (art. 521, D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274).

(2) L'art. 1, D.L. 14 agosto 2013, n. 93, conv., con modif, dalla L. 15 ottobre 2013, n. 119, ha sostituito le parole: «fino a euro 51» con le parole: «fino a euro 1.032». Per l'aumento delle pene, se il fatto sia commesso da persona sottoposta a misura di prevenzione, si veda art. 71, D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159, che ha sostituito l'art. 7, c. 1, L. 31 maggio 1965, n. 575. Per ulteriori ipotesi di aumento della pena, si vedano: art. 36, L. 5 febbraio 1992, n. 104 e art. 1, L. 25 marzo 1985, n. 107.

Arresto: non consentito

Fermo: non consentito

Custodia Cautelare in Carcere: non consentita

Altre misure cautelari personali: non consentite

Procedibilità: a querela di parte (1°comma); d'ufficio (2° comma)

GIURISPRUDENZA RILEVANTE:

- Il reato di minaccia è un delitto contro la libertà individuale nel particolare aspetto della libertà psichica ed esso si concreta nel prospettare a taluno un male futuro, il cui avverarsi dipende dalla volontà dell'agente. La forma e il modo della minaccia sono indifferenti. (Cass. 19 giugno 1974 n. 8210). 

- Il reato di minaccia è un reato formale di pericolo per la cui integrazione non è richiesto che il bene tutelato sia realmente leso, bastando che il male prospettato possa incutere timore nel soggetto passivo, menomandone la sfera della libertà morale. La valutazione dell'idoneità della minaccia a realizzare tale finalità va fatta avendo di mira un criterio di medialità che rispecchi le reazioni dell'uomo comune. (Cass. 29 maggio 1992 - 23 luglio 1992 n. 8264). 

- Basta la coscienza e la volontà dell'azione indipendentemente dal fine specifico che il soggetto attivo vuole perseguire nei confronti del soggetto passivo (Cass. 16 gennaio 1957 n. 672).

DOMANDE E RISPOSTE

  • Qual'è la differenza tra delitto di minaccia e quello di violenza privata?

?Mentre nella minaccia l'atto intimidatorio è fine a se stesso e per la sussistenza del reato è sufficiente che l'agente ponga in essere la condotta minatoria in senso generale, trattandosi di reato formale con evento di pericolo, immanente nella stessa condotta; nella violenza privata la minaccia (o la violenza fisica) funge da mezzo a fine e occorre che essa sia diretta a constringere taluno a fare, tollerare o omettere qualcosa, con evento non di pericolo, ma di danno, rappresentato dal comprotamento coartato del soggetto passivo, dipendente dall'atto di intimidazione, o di violenza, subito. 

  • Per la sussistenza dell'aggravante l'arma è sufficient che sia portata a mano?

Sì, nel reato di minaccia per la sussistenza dell'aggravante dell'arma è sufficiente che questa sia portata a mano e non è invece necessario che sia visibile quando il reo proferisca la minaccia facendo il gesto di prelevare l'arma, ad esempio dal cruscotto della macchina. 

  • La zappa può considerarsi arma per l'aggravante?

?No, la minaccia commessa adoperando una zappa non è aggravata per l'uso di arma, non potendo la zappa considerarsi arma neppure impropria, in quanto non è compresa fra gli strumenti il cui porto è vietato senza giustificato motivo. E' ugualmente grave poichè detto arnese è comunque un mezzo di offesa idoneo a cagionare conseguenze molto gravi.

  • L'aggravante dell'arma sussiste in caso di arma giocattolo?

Sì, l'aggravante dell'arma sussiste anche quando si tratta di un'arma giocattolo se questa è priva del tappo rosso oppure seppur esistente esso sia occultato, anche solo temporaneamente, in modo da non renderlo visibile alla persona offesa. 

SE SEI INTERESSATO AL REATO DI MINACCIA CONSULTA ANCHE:

- DIRITTO PENALE. L'uso di espressioni "colorite" puಠimplicare per il datore di lavoro il reato di minaccia. Cass. pen. 8 giugno 2011 n. 22816.

- Art. 65 Codice deontologico forense. Minaccia di azioni alla controparte.

- ILLECITA CONCORRENZA CON MINACCIA O VIOLENZA

 

 

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