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DIRITTO PENALE. Sottrazione di beni dall'abitazione e aggressione ad agenti con colaci e pugni: tentato furto o tentata rapina?

La condotta di chi colpisce gli agenti con calci e pugni, al fine di assicurarsi l'impunitā , configura non il tentato furto ma la tentata rapina; difatti, č configurabile il tentativo di rapina impropria nella condotta di colui che, dopo aver compiuto atti idonei all'impossessamento del bene altrui non realizzatosi per cause indipendenti dalla sua volontā , adoperi violenza o minaccia finalizzate ad assicurarsi l'impunitā  per quanto commesso.

Scoperti dai Carabinieri dopo aver sottratto alcuni beni dall’abitazione nella quale si erano introdotti clandestinamente, i due individui aggredivano gli agenti con calci e pugni, per assicurarsi il possesso della refurtiva e procurarsi l’impunità. Tratti in giudizio, entrambi i soggetti venivano chiamati a rispondere, in concorso tra loro, dei reati di rapina (art. 628, c.p.) e di violazione di domicilio (art. 614, c.p.), oltre ad altre imputazioni.

Condannati in primo grado, gli imputati proponevano appello lamentando, in particolare, l’errata qualificazione del fatto che, secondo loro, «doveva essere giuridicamente qualificato come tentato furto e non come tentata rapina».
Nella sentenza in commento, però, la Corte di Appello di Roma, non condividendo la censura, ha ribadito che «i calci e pugni con cui sono stati colpiti i Carabinieri non possono essere ritenuti […] la logica conseguenza della dinamica dell’arresto, risultando invece chiaramente diretti ad assicurare l’impunità». Difatti – ha proseguito il Collegio – «è configurabile il tentativo di rapina impropria nella condotta di colui che, dopo aver compiuto atti idonei all’impossessamento del bene altrui non realizzatosi per cause indipendenti dalla sua volontà, adoperi violenza o minaccia finalizzate ad assicurarsi l’impunità per quanto commesso». 
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Corte di Appello di Roma, Sez. II, sentenza 14 dicembre 2010, n. 8074
 T.M. e M.M. sono stati tratti a giudizio davanti al tribunale di Cassino per rispondere dei seguenti reati:
ENTRAMBI
a) reato di cui agli artt. 110, 614 e 61 n. 2) c.p, perché, in concorso tra loro ed al fine di commettere il reato di cui al capo b), previa effrazione di un portoncino di ingresso posto sul retro dell'edificio, si introducevano clandestinamente all'interno dell'abitazione di T.R.E., sita in S., via P., n.° 11, contro la volontà della stessa.
b) reato di cui agli artt. 110, 628 commi 2 e 3 n. 1) e 61 n. 10 c.p. perché, in concorso tra loro, nelle circostanze di tempo e di luogo di cui al capo a) e per procurarsi un ingiusto profitto, immediatamente dopo aver sottratto alcuni beni (una bicicletta ed un termosifone elettrico) rinvenuti all'interno dell'abitazione di T.R.E., adoperavano violenza nei confronti dei Carabinieri tempestivamente intervenuti, colpendoli materialmente T.M. con calci e pugni, al fine di assicurarsi il possesso dei beni sottratti e procurarsi l'impunità. Con l'aggravante di aver commesso il fatto in più persone riunite ed ai danni di pubblici ufficiali nell'adempimento delle proprie funzioni.
T.M.
e) reato di cui all'art. 337 c.p. perché, nelle circostanze di tempo e di luogo di cui al capo che precede, per opporsi agli App.ti F.G. e L.P., che avendolo sorpreso in flagranza di reato procedevano al suo arresto, usava violenza e minaccia consistite nello scagliarsi contro i pubblici ufficiali, colpendoli ripetutamente con calci e pugni.
d) reato di cui agli artt. 81, 582, 583, 585 comma 1, in relazione all'art. 576, 61 n. 2 c.p. perché, allo scopo di commettere i delitti indicati sub b) e e) nelle medesime circostanze di tempo e di luogo e con la condotta ivi indicata, cagionava agli App.ti F.G. e L.P. lesioni personali consistite rispettivamente in "abrasione frontale sx" e "lieve dolore e bruciore arto sx", dalle quali derivava per entrambi una malattia nel corpo giudicata guaribile in giorni 3.
e) reato di cui all'art. 9 comma primo L. 1423/56 perché, nelle circostanze di tempo e di luogo di cui ai capi che precedono e con la condotta ivi indicata, contravveniva all'obbligo di non rincasare la sera oltre le ore 20,00 e di non uscire la mattina prima delle ore 8,00, impostogli per anni uno e mesi sei con decreto di sottoposizione alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, emesso dal Tribunale di Frosinone in data 4.4.2001 e notificatogli in data 18.5.2001.
Fatti avvenuti in Sora, il 14.5.02. Con la recidiva specifica reiterata ed infraquinquennale per T.M.
All'esito del giudizio, il tribunale ha emesso la sentenza in epigrafe indicata.
Avverso tale sentenza, gli imputati hanno proposto appello.
All'udienza odierna le parti hanno rassegnato le conclusioni in epigrafe richiamate. 
MOTIVI DELLA DECISIONE
Col primo motivo di gravame, gli appellanti lamentano la "errata qualificazione giuridica del fatto" di cui al capo b) che "doveva essere giuridicamente qualificato come tentato furto e non come tentata rapina".
La censura non può essere condivisa.
I "calci e pugni" con cui sono stati colpiti i Carabinieri non possono essere ritenuti - secondo quanto gli appellanti, incomprensibilmente per il vero, assumono - "la logica conseguenza della dinamica dell'arresto", risultando invece chiaramente diretti ad assicurarsi l'impunità.
Ed "è configurabile il tentativo di rapina impropria nella condotta di colui che, dopo aver compiuto atti idonei all'impossessamento del bene altrui non realizzatosi per cause indipendenti dalla sua volontà, adoperi violenza o minaccia finalizzate ad assicurarsi l'impunità per quanto commesso" [Cass., sez. 2, sent. n. 23610 del 12/03/2010].
Col secondo motivo di gravame, gli appellanti lamentano che sia stata ritenuta sussistente la "contestata aggravante di cui al comma 3° n. 1".
Neanche questa censura può essere condivisa.
Non ignora, la Corte, la massima - non confortata né da massime precedenti né da massime successive - richiamata dagli appellanti a sostegno della censura, ma ritiene che la stessa non sia applicabile al caso di specie.
T.M. sapeva infatti della presenza sul luogo del delitto del M.M. e questa presenza ha, se non determinato, incoraggiato la sua azione violenta nei confronti dei Carabinieri.
"Per la sussistenza dell'aggravante delle più persone riunite, non è necessario che tutti i concorrenti si siano resi autori della condotta tipica prevista dal reato di rapina, essendo sufficiente la semplice partecipazione criminosa, ai cui fini basta la sola presenza sul luogo del delitto, purché sia valsa da sostegno ed incoraggiamento dell'opera dell'autore" [Cass., sez. 1, sent. n. 3361 del 08/11/1979 ].
Lamentano altresì gli appellanti la mancata "concessione delle attenuanti generiche prevalenti rispetto alla contestata aggravante e della diminuente di cui all'art. 116 c.p. per il solo M.M."
La doglianza del T.M. è inaccoglibile:
la parte primaria é caratterizzata da violenza da lui avuta nei fatti per cui è processo in uno ai suoi numerosi e specifici precedenti penali non consentono di ritenere prevalenti le attenuanti riconosciutegli e, alla luce anche degli altri criteri direttivi di cui all'art. 133 del c.p., fanno apparire rispondente a criteri di equità la pena comminatagli dal primo giudice.
Sì che, per quanto lo riguarda, la sentenza appellata dev'essere confermata.
A diversa conclusione può pervenirsi per il M.M., che, all'arrivo dei Carabinieri, tentò di fuggire venendo subito bloccato senza opporre resistenza alcuna.
E che ha riportato una sola condanna nel 1997 per oltraggio a p.u.
Per cui può a lui riconoscersi la diminuente di cui al secondo comma dell'art. 116 c.p. e possono essere ritenute prevalenti le già concessegli attenuanti generiche.
Per l'effetto determinando la pena a suo carico nella misura - che appare equa alla luce dei surrichiamati criteri di cui all'art. 133 del c.p., tenuto conto, in particolare, delle circostanze relative all'ora [verso le 9 di sera] ed al luogo [un'abitazione privata ] dell'azione - di anni uno di reclusione ed euro 200,00 di multa [p.b.: anni 2 ed euro 450,00 ridotti, per le generiche prevalenti, ad anni 1 mesi 4 ed euro 300,00 e, per la diminuente ex art. 116 c.p., sino alla pena finale].
Nei sensi di cui sopra va, quindi, riformata la sentenza appellata.
Ch'è da confermare quanto al resto. 
P.Q.M.
LA CORTE
visto l'art. 605 c.p.p., in riforma della sentenza del tribunale di Cassino in data 10/04/2007 appellata da T.M. e M.M., riconosciute al M.M. come prevalenti le attenuanti generiche e la diminuente di cui al secondo comma dell'art. 116 c.p., riduce la pena ad esso M.M. ad anni uno di reclusione ed euro 200,00 di multa. Conferma nel resto. 
Fissa in giorni 30 il termine per il deposito della motivazione.
Roma, 1 dicembre 2010

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