Art 595 codice penale diffamazione »

Art. 595 Codice Penale. Diffamazione.

595. Diffamazione.

Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito [c.p. 598] con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032 (1) (2).

Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065 (3) (4).

Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico [c.c. 2699] (5), la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516 (6).

Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate [c.p. 29, 64] (7) (8).

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(1) La multa risulta così aumentata, da ultimo, ai sensi dell'art. 113, L. 24 novembre 1981, n. 689, che modifica il sistema penale. Al reato previsto in questo comma si applica, ora, la pena pecuniaria della multa da euro 258 a euro 2.582 o la pena della permanenza domiciliare da sei giorni a trenta giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da dieci giorni a tre mesi, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 52, comma 2, lettera a), D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274. (Tale disposizione si applica a decorrere dal 2 gennaio 2002, ai sensi di quanto disposto dall'art. 65 dello stesso D.Lgs. n. 274 del 2000, come modificato dall'art. 1, D.L. 2 aprile 2001, n. 91, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, L. 3 maggio 2001, n. 163).

(2) La competenza per il delitto previsto dal presente comma è devoluta al giudice di pace, ai sensi dell'art. 15, L. 24 novembre 1999, n. 468 e dell'art. 4, D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274 (Gazz. Uff. 6 ottobre 2000, n. 234, S.O.). Vedi, anche, gli articoli 64 e 65 dello stesso decreto.

(3) La competenza per il delitto previsto dal presente comma è devoluta al giudice di pace, ai sensi dell'art. 15, L. 24 novembre 1999, n. 468 e dell'art. 4, D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274 (Gazz. Uff. 6 ottobre 2000, n. 234, S.O.). Vedi, anche, gli articoli 64 e 65 dello stesso decreto.

(4) La multa risulta così aumentata, da ultimo, ai sensi dell'art. 113, L. 24 novembre 1981, n. 689, che modifica il sistema penale. Al reato previsto in questo comma si applica, ora, la pena pecuniaria della multa da euro 258 a euro 2.582 o la pena della permanenza domiciliare da sei giorni a trenta giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da dieci giorni a tre mesi, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 52, comma 2, lettera a), D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274. (Tale disposizione si applica a decorrere dal 2 gennaio 2002, ai sensi di quanto disposto dall'art. 65 dello stesso D.Lgs. n. 274 del 2000, come modificato dall'art. 1, D.L. 2 aprile 2001, n. 91, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, L. 3 maggio 2001, n. 163).

(5) Sulla diffamazione a mezzo stampa, vedi il D.Lgs.C.P.S. 3 marzo 1947, n. 156, e l'art. 13, L. 8 febbraio 1948, n. 47. Vedi, inoltre, l'art. 11, D.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni.

(6) La multa risulta così aumentata, da ultimo, ai sensi dell'art. 113, L. 24 novembre 1981, n. 689, che modifica il sistema penale.

(7) La Corte costituzionale, con sentenza 4-20 gennaio 1977, n. 42 (Gazz. Uff. 26 gennaio 1977, n. 24), ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità del presente articolo, in riferimento all'art. 3 Cost.

(8) Per l'aumento della pena per i delitti non colposi di cui al presente titolo commessi in danno di persona portatrice di minorazione fisica, psichica o sensoriale, vedi l’art. 36, comma 1, L. 5 febbraio 1992, n. 104, come sostituito dal comma 1 dell’art. 3, L. 15 luglio 2009, n. 94.

DOMANDE E RISPOSTE

  • Qual'è l'oggetto del reato di diffamazione?

?Oggetto della tutela penale del delitto di diffamazione è l'interesse dello Stato all'integrità morale della persona: il bene giuridico è dato dalla reputazione dell'uomo, dalla stima diffusa nell'ambiente sociale, dall'opinione che gli altri hanno del suo onore e decoro.

  • Cosa si intende per reputazione?

?La giurisprudenza ha più volte chiarito che la reputazione non risiede in uno stato o un sentimento individuale, indipendente dal mondo esteriore, nè tanto meno nel semplice amore proprio: la reputazione è il senso della dignità personale nell'opinione degli altri, un sentimento limitato dall'idea di ciò che, per la comune opinione, è socialmente esigibile da tutti in un dato momento storico.

  • Per quanto concerne la diffamazione a mezzo stampa come deve essere determinata la competenza per territorio?

?Nei procedimenti per reati commessi con il mezzo della stampa, la competenza per territorio va determinata con riferimento al luogo di c.d. "prima diffusione", il quale di solito coincide con quello della stampa, nella ragionevole presunzione che, una volta uscito lo stampato dalla tipografia, si verifica l'immediata possibilità che esso venga letto da altre persone e, quindi, la diffusione dello stesso in senso potenziale.

  • Quando la cronaca giudiziaria è lecita?

?La cronaca giudiziaria è lecita quando diffonde la notizia di un provvedimento giudiziario, mentre non lo è quando le informazioni da esso desumibili siano utilizzate per effettuare ricostruzioni o ipotesi giornalistiche autonomamente offensive in quanto in tal caso il giornalista deve assumersi direttamente l'onere di verificare le notizie  e non può certo esibire il provvedimento giudiziario quale unica fonte di informazione e di legittimazione dei fatti riferiti.

Infatti in tema di diffamazione a mezzo stampa è configurabile la scriminante putativa dell'esercizio del diritto di cronaca quando, pur non essendo obiettivamente vero il fatto riferito, il cronista abbia assolto l'onere di esaminare, controllare e verificare la notizia, in modo da superare ogni dubbio, non essendo, a tal fine, sufficiente l'affidamento ritenuto in buona fede sulla fonte.

  • Le dichiarazioni rese extra moenia da un parlamentare europeo sono insindacabili dal giudice nazionale.

Le dichiarazioni rese "extra moenia" da un parlamentare europeo - il quale abbia attivato, con esito positivo, la procedura a "difesa dei privilegi e delle immunità" prevista dall'art. 7 del Regolamento del Parlamento europeo - sono insindacabili da parte del giudice nazionale, sempre che non si sostanzino in mere opinioni personali, pur se a valenza politica e/o di critica politica, allorché l'autorità giudiziaria accerti l'esistenza di un nesso funzionale con le attività proprie del parlamentare, la cui ricorrenza non esige, però, che tali dichiarazioni siano estrinsecazione, con identità di tempi e di contenuti, di una concreta iniziativa o di atti parlamentari tipici, risultando sufficiente che esse si pongano in linea di continuità con il ruolo rivestito dall'interessato all'interno del Parlamento europeo, o di sue articolazioni, divulgandone l'attività e le finalità politiche perseguite. Cass. 25 marzo 2016 n. 5959

In materia di diffamazione a mezzo stampa, il direttore responsabile e l'editore non possono essere chiamati a rispondere di quanto affermato da un parlamentare europeo, e personaggio particolarmente noto, in un intervento a sua firma, pubblicato su un quotidiano, qualora tratti argomenti di pubblico interesse e l'intervento sia presentato con modalità idonee a manifestare ai lettori esclusivamente il pensiero dell'autore.Cass. 25 marzo 2016 n. 5959

  • Esercizio del diritto di critica giornalistica.

Anche nella valutazione dell'esercizio del diritto di critica giornalistica, pur dovendosi riconoscere limiti più ampi rispetto a quelli fissati per il diritto di cronaca, deve ricercarsi un bilanciamento dell'interesse individuale alla reputazione con l'interesse a che non siano introdotte limitazioni alla formazione del pensiero costituzionalmente garantita. Cass. 14 marzo 2016 n. 4897

  • Nella diffamazionen si applica il limite della continenza?

In tema di diffamazione, il limite della continenza viene a mancare laddove le espressioni utilizzate, per il loro carattere gravemente infamante o inutilmente umiliante, diano luogo ad una mera aggressione verbale nei confronti della persona destinataria delle stesse, che ne risulti di conseguenza denigrata in quanto tale  Cass. pen. 3 marzo 2016 n. 18217

  • Il giornale on line può essere oggetto di sequestro preventivo in caso del reato di diffamazione?

La testata giornalistica telematica, funzionalmente a quella tradizionale, rientra nel concetto ampio di "stampa " di cui all'art. 1 l. 8 febbraio 1948 n. 47 e, pertanto, soggiace alla normativa, di rango costituzionale e di livello ordinario, che disciplina l'attività d'informazione professionale diretta al pubblico. Pertanto, il giornale on line, al pari di quello cartaceo, non può essere oggetto di sequestro preventivo in caso di commissione del reato di diffamazione a mezzo stampa. Nell'ambito della nozione di "stampa", invece, non rientrano i nuovi mezzi di manifestazione del pensiero destinati a essere trasmessi in via telematica, quali forum, blog (una sorta di agenda personale aperta e presente in rete, contenente diversi argomenti ordinati cronologicamente), newsletter, newsgroup, mailing list, e social network. Cass. pen. 25 febbraio 2016 n. 12536

  • Il reato di diffamazione è integrato in caso di preconcetti e luoghi comuni?

Non integra il reato di diffamazione l'affermazione offensiva, caratterizzata da preconcetti e luoghi comuni, che non consenta l'individuazione specifica ovvero riferimenti inequivoci a circostanze e fatti di notoria conoscenza attribuibili ad un determinato individuo, giacché il soggetto passivo del reato deve essere individuabile, in termini di affidabile certezza, dalla stessa prospettazione oggettiva dell'offesa, quale si desume anche dal contesto in cui è inserita. Tale criterio non è surrogabile con intuizioni o con soggettive congetture che possano insorgere in chi, per sua scienza diretta, può essere consapevole, di fronte alla genericità di un'accusa denigratoria, di poter essere uno dei destinatari  Cass. pen. 23 febbraio 2016 n. 24065

  • L'nvio di un messaggio diffamatorio per posta elettronica a più persone determinate integra l'aggravante della diffamazione?

L'invio di un messaggio diffamatorio tramite posta elettronica a più persone determinate non integra l'aggravante del comma 3 dell'art. 595 c.p., essendo l'e-mail diretta a singoli specifici destinatari anche se inoltrata a più soggetti, e si differenzia per questo dall'inserimento del messaggio tramite un sito web che può raggiungere, invece, un infinito numero di destinatari. Trib. Milano 11 febbraio 2016

LA GIURISPRUDENZA

  • La reputazione non risiede in uno stato o in un sentimento individuale, indipendente dal mondo esteriore, nè tanto meno nel semplice amor proprio: la reputazione è il senso della dignità personale nell'opinione degli altri, un sentimento limitato dall'idea di ciò che, la comune opinione, è socialmente esigibile da tutti in un dato momento storico Cass. 28 febbraio 1995 - 24 marzo 1995 n. 3247.
  • Deve ravvisarsi l'illecito civile per lesione del diritto alla identità personale quando vi sia distorsione della effettiva identità personale o alterazione, travisamento, offuscamento, contestazione del patrimonio intellettuale, politico, sociale, religioso, ideologico, professionale. Deve, invece, ritenersi la sussistenza del delitto di diffamazione quando alla lesione suddetta si prevenga mediante offesa della reputazione Cass. 1 febbraio 1993 n. 849
  • Anche ler espressioni dubitative possono integrare il delitto di diffamazione, specie nella forma dell'insinuazione: qualunque sia la forma grammaticale o sintattica della frase o delle frasi offensive, ciò che conta è la loro capacità a ledere o a mettere in pericolo l'altrui reputazione e questo, secondoil comune sentire, si verifica tanto più nella forma dell'insinuazione Cass. 11 novembre 1975 - 11 novembre 1976 n. 1988.
  • L'associazione alla massoneria, se ed in quanto risponda al dettato costituzionale e legislativo, è libera. Pertanto, l'attribuzione della qualifica di massone non implica di per sè alcun discredito della persona Cass. 24 ottobre 1995 - 28 dicembre 1995 n. 12588. 
  • Il diritto di cronaca giornalistica, sia questa giudiziaria o di altra natura, rientra nella più vasta categoria dei diritti pubblici sogettivi, relativi alla libertà di pensiero e di stampa riconosciuti dall'art. 21 della Costituzione e consiste nel potere-dovere conferito al giornalista di portare a conoscenza dell'opinione pubblica fatti, notizie e vicende interessanti la vita associata Cass. 12 gennaio 1982 - 29 aprile 1982 n. 4492.

 



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