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DIRITTO PROCESSUALE CIVILE. La nuova disciplina della Consulenza Tecnica d'Ufficio alla luce della Legge n. 69/2009.

La formulazione anticipata dei quesiti da sottoporre al consulente tecnico d’ufficio.

L’obiettivo di snellire le formalità e le lungaggini del processo civile viene ora perseguito, innanzitutto, mediante l’anticipazione della formulazione dei quesiti da sottoporre all’esperto, che devono essere espressi già al momento della sua nomina.
Difatti, il nuovo art. 191, comma I, c.p.c. dispone testualmente che: «nei casi previsti dagli articoli 61 e seguenti, il giudice istruttore, con ordinanza ai sensi dell’articolo 183, settimo comma (ordinanza di ammissione dei mezzi di prova), o con altra successiva ordinanza, nomina un consulente, formula i quesiti e fissa l’udienza nella quale il consulente deve comparire».
La decisione circa l’ammissibilità della consulenza tecnica continua a dipendere dalla esclusiva discrezionalità del giudice, che può disporla d’ufficio o (come avviene più spesso) su sollecitazione delle parti; tuttavia, sulla scorta delle novità introdotte dalla Riforma del 2009, il provvedimento giudiziario di ammissione della consulenza d’ufficio dovrà ora contenere, non solo l’indicazione del consulente (non più definito «tecnico» dalla predetta norma), ma anche la completa formulazione dei quesiti da sottoporre all’esperto, oltre alla data dell’udienza in cui lo stesso è invitato a comparire per accettare l’incarico e prestare il giuramento di bene e fedelmente adempiere, la concisa motivazione delle ragioni che giustificano la necessità di ricorrere ad un consulente e la fissazione del termine (ex art. 201, c.p.c.) entro il quale le parti hanno la facoltà di provvedere alla nomina di propri consulenti tecnici.
La nuova procedura, in sostanza, permette all’esperto di conoscere in anticipo l’oggetto della consulenza e, quindi, anche di valutare l’opportunità o meno di avanzare al giudice apposita istanza di astensione, qualora sussistano impedimenti all’accettazione dell’incarico. Nello stesso tempo, consente alle parti di meditare in maniera più approfondita sui quesiti tecnici da formulare, nell’intervallo di tempo che va dall’udienza in cui viene nominato il consulente d’ufficio e, quindi, espressi i quesiti, fino all’udienza successiva in cui gli viene conferito l’incarico, nella quale, sia su impulso del giudice, sia su richiesta delle parti, i quesiti precedentemente formulati possono anche essere modificati, in considerazione del fatto che l’ordinanza in cui sono espressi è, a sua volta, modificabile (ex art. 177, c.p.c.).
 
Lo svolgimento delle attività di consulenza.
Un’altra novità degna di nota, anch’essa rivolta alla accelerazione dei tempi processuali, concerne lo svolgimento delle attività del consulente tecnico.
Prima della Riforma in esame, il consulente tecnico d’ufficio era tenuto semplicemente a depositare la propria relazione in cancelleria, nel termine fissato dal giudice. Oggi, invece, il nuovo art. 195, comma III, c.p.c. dispone, in maniera puntuale, che: «la relazione deve essere trasmessa dal consulente alle parti costituite nel termine stabilito dal giudice con ordinanza resa all’udienza di cui all’articolo 193 (udienza di conferimento dell’incarico). Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale le parti devono trasmettere al consulente le proprie osservazioni sulla relazione e il termine, anteriore alla successiva udienza, entro il quale il consulente deve depositare in cancelleria la relazione, le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione sulle stesse».
In tal modo, all’udienza fissata per il conferimento dell’incarico, dopo che il consulente tecnico ha prestato il giuramento di rito, il giudice gli rammenta la rilevanza dei suoi compiti ed emana l’ordinanza nella quale indica i termini che scandiscono, in modo puntuale, la stessa attività di consulenza: un primo termine entro il quale il consulente deve inviare, alle parti costituite, una bozza della relazione, da sottoporre al vaglio critico di queste ultime; un secondo termine, successivo al primo, entro il quale le parti, con l’ausilio dei rispettivi consulenti privati, hanno la facoltà di presentare eventuali osservazioni alla consulenza d’ufficio; un ultimo termine che precede l’udienza di rinvio, entro il quale l’esperto nominato dal giudice deve depositare in cancelleria la consulenza definitiva, accompagnata dalle osservazioni di parte e dalla loro valutazione da parte del consulente d’ufficio.
Mancando qualsiasi accenno normativo alla perentorietà di tali termini, questi andranno considerati come ordinatori. Forse la fissazione di termini perentori avrebbe consentito una maggiore celerità della consulenza e, di riflesso, avrebbe determinato una diminuzione dei tempi di celebrazione dell’intero procedimento nel quale la stessa sarebbe espletata. Ma così non è stato, per cui il giudice, prima delle relative scadenze, ha la possibilità di abbreviare o prorogare i termini suddetti, anche d’ufficio, determinando un eventuale slittamento dei termini successivi.
In ogni caso, attraverso l’iter procedimentale appena descritto, la relazione peritale viene conosciuta prima dalle parti interessate e solo dopo è depositata in cancelleria; ma ciò che è più importante è che le parti, da subito, possono presentare rilievi critici alla consulenza, che non potranno essere ignorati dall’esperto, ma andranno valutati sinteticamente per poi essere riferiti da quest’ultimo al giudice. In tal modo, viene anche valorizzato l’operato dei consulenti di parte poiché si permette loro di partecipare attivamente alla formazione della consulenza tecnica d’ufficio già durante lo svolgimento delle relative operazioni. Ne consegue una più ampia tutela del principio del contraddittorio, oltre che un risparmio in termini processuali, evitando il rinvio ad una udienza ad hoc. Allo stesso tempo, le disquisizioni tecniche terminano, di regola, al momento del deposito della relazione e non continuano dinanzi al giudice, il quale, però, conserva la facoltà di sostituire il consulente, qualora ricorrano gravi motivi, e può ancora decidere di disporre lo svolgimento di indagini tecniche integrative, di rinnovare le indagini svolte o di sentire il consulente a chiarimenti.    
 
Brevi conclusioni.
Dopo questo breve excursus in tema di consulenza tecnica d’ufficio, si evince che la Riforma del 2009 ha inciso solo parzialmente sull’istituto in esame, che, infatti, continua a conservare la sua funzione di supporto all’operato del giudice, il quale, seppure peritus peritorum, ha sovente bisogno del contributo tecnico di uno specialista, per la valutazione dei fatti assunti in corso di causa o per l’accertamento dei fatti rilevanti ai fini della decisione.
Inoltre, resta fermo il principio, secondo il quale, le risultanze della consulenza tecnica, anche se arricchita dal contributo critico delle parti costituite in giudizio, non sono assolutamente vincolanti per il giudice, che può sempre decidere liberamente, purché, nella sentenza, esprima, in maniera esaustiva, tutti i motivi che lo hanno condotto ad appoggiare o a discostarsi dalla tesi dell’esperto da lui stesso nominato.

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