Legge n 3 2012 usura estorsione e composizione delle crisi da sovraindebitamento g u n 24 del 30 gennaio 2012 »

Legge n. 3/2012. Usura, estorsione e composizione delle crisi da sovraindebitamento. G.U. n. 24 del 30 gennaio 2012.

 LEGGE 27 gennaio 2012, n. 3. Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonche' di composizione delle crisi da sovraindebitamento.

Gazzetta Ufficiale n. 24 del 30 gennaio 2012.

Entrata in vigore del provvedimento: 29 febbraio 2012
Capo I 
MODIFICHE ALLA LEGISLAZIONE VIGENTE IN MATERIA DI USURA E DI
ESTORSIONE 
Art. 1 
Modifiche alla legge 7 marzo 1996, n. 108 
  1. All'articolo 14 della legge 7 marzo 1996, n. 108,  e  successive
modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: 
    a) dopo il comma 2, sono inseriti i seguenti: 
      «2-bis. Fermo quanto previsto dal  comma  7,  l'erogazione  dei
mutui  di  cui  al  comma   2   e'   consentita   anche   in   favore
dell'imprenditore dichiarato fallito, previo provvedimento favorevole
del giudice delegato al fallimento, a condizione che il medesimo  non
abbia riportato condanne definitive per i reati di cui al  titolo  VI
del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive  modificazioni,
ovvero per  delitti  contro  la  pubblica  amministrazione,  la  fede
pubblica,   l'amministrazione   della   giustizia,   il   patrimonio,
l'economia  pubblica,  l'industria  e  il  commercio,   a   meno   di
intervenuta riabilitazione ai sensi degli articoli 178 e seguenti del
codice  penale.  Avverso  il  provvedimento  contrario  del   giudice
delegato e' ammesso reclamo al tribunale fallimentare, del quale  non
puo' far parte il giudice che ha emanato il provvedimento reclamato. 
      2-ter. Le somme erogate a titolo di mutuo ai  sensi  del  comma
2-bis non sono imputabili alla massa fallimentare ne' alle  attivita'
sopravvenute dell'imprenditore fallito e  sono  vincolate,  quanto  a
destinazione, esclusivamente all'utilizzo secondo le finalita' di cui
al comma 5»; 
    b) il comma 3 e' sostituito dal seguente: 
      «3. Il mutuo  puo'  essere  concesso,  anche  nel  corso  delle
indagini  preliminari,  previo   parere   favorevole   del   pubblico
ministero, sulla base di concreti elementi acquisiti nel corso  delle
indagini preliminari medesime»; 
    c) al comma  5,  primo  periodo,  dopo  la  parola:  «data»  sono
inserite le seguenti: «di presentazione della denuncia per il delitto
di usura ovvero dalla data»; 
    d) il comma 7 e' sostituito dal seguente: 
      «7. I mutui di cui al  presente  articolo  non  possono  essere
concessi a favore di soggetti condannati per il reato di usura, anche
tentato, o per taluno dei reati  consumati  o  tentati  di  cui  agli
articoli 380 e 407, comma 2, lettera  a),  del  codice  di  procedura
penale,  ovvero  sottoposti  a  misure  di  prevenzione  personali  o
patrimoniali ovvero alla speciale misura di cui all'articolo  34  del
codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al
decreto legislativo 6 settembre  2011,  n.  159.  Nei  confronti  dei
soggetti indagati  o  imputati  per  taluno  di  detti  reati  ovvero
proposti per le suddette misure, la concessione del  mutuo  non  puo'
essere  consentita  e,  ove  sia  stata  disposta,  e'  sospesa  fino
all'esito dei relativi procedimenti»; 
    e) al comma 9, la lettera a) e' sostituita dalle seguenti: 
      «a) se il procedimento  penale  per  il  delitto  di  usura  in
relazione al quale il mutuo o la provvisionale sono stati concessi si
conclude con provvedimento di archiviazione,  salvo  quanto  previsto
dalla lettera a-bis), ovvero con sentenza di non luogo  a  procedere,
di proscioglimento o di assoluzione; 
      a-bis) quando il procedimento penale  non  possa  ulteriormente
proseguire per prescrizione del  reato,  per  amnistia  o  per  morte
dell'imputato  e  il  giudice  debba  emettere  per  tali  motivi  il
provvedimento di archiviazione o la sentenza,  in  qualsiasi  fase  o
grado del processo, ai sensi dell'articolo 129, comma 1,  del  codice
di procedura penale,  quando  allo  stato  degli  atti  non  esistano
elementi documentati, univoci e concordanti in  ordine  all'esistenza
del danno subito dalla vittima per effetto degli interessi o di altri
vantaggi usurari». 
  2. All'articolo 15, comma 8, della citata legge n. 108 del 1996, le
parole da: «rappresentanti» fino alla fine del comma sono  sostituite
dalle seguenti: «due rappresentanti  del  Ministero  dell'economia  e
delle finanze,  di  cui  uno  con  funzioni  di  presidente,  da  due
rappresentanti del Ministero dell'interno, di cui uno  nella  persona
del Commissario straordinario del Governo per il coordinamento  delle
iniziative  anti-racket  ed  antiusura,  da  due  rappresentanti  del
Ministero dello  sviluppo  economico  e  da  due  rappresentanti  del
Ministero del lavoro  e  delle  politiche  sociali.  E'  previsto  un
supplente per ciascuno dei rappresentanti. I componenti  effettivi  e
supplenti  della  commissione  sono  scelti  tra  i  funzionari   con
qualifica non inferiore a dirigente di seconda fascia  o  equiparata.
La partecipazione alla commissione e' a titolo gratuito. Le  riunioni
della commissione  sono  valide  quando  intervengono  almeno  cinque
componenti,  rappresentanti,  comunque,  le  quattro  amministrazioni
interessate.  Le  deliberazioni  sono  adottate  a  maggioranza   dei
presenti e in caso di parita' di voti prevale quello del presidente». 
  3. All'articolo 16, comma 9, della citata legge n. 108 del 1996, le
parole da: «con l'arresto» fino alla fine del comma  sono  sostituite
dalle seguenti: «con la reclusione da due a quattro anni». 
  4. All'articolo 17 della citata legge n.  108  del  1996,  dopo  il
comma 6-bis e' aggiunto il seguente: 
    «6-ter. Ove sussistano tutte le condizioni indicate nel comma  1,
e' consentita la presentazione di un'unica istanza di  riabilitazione
anche in riferimento a piu' protesti, purche' compresi  nello  spazio
temporale di un triennio». 
 
Art. 2 
Modifiche alla legge 23 febbraio 1999, n. 44 
  1. Alla legge 23 febbraio 1999, n. 44, sono apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) all'articolo 3: 
      1) il comma 1 e' sostituito dal seguente: 
        «1. L'elargizione e'  concessa  agli  esercenti  un'attivita'
imprenditoriale,  commerciale,  artigianale  o  comunque   economica,
ovvero una libera arte o professione, che subiscono un evento  lesivo
in conseguenza di delitti commessi  allo  scopo  di  costringerli  ad
aderire a richieste  estorsive,  avanzate  anche  successivamente  ai
fatti, o per ritorsione  alla  mancata  adesione  a  tali  richieste,
ovvero  in  conseguenza  di   situazioni   di   intimidazione   anche
ambientale. Per evento lesivo  si  intende  qualsiasi  danno  a  beni
mobili o immobili, ovvero lesioni personali, ovvero  un  danno  sotto
forma di mancato guadagno inerente all'attivita' esercitata»; 
      2) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti: 
        «1-bis. Fermo quanto previsto dall'articolo 4,  l'elargizione
e' consentita anche in favore del soggetto dichiarato fallito, previo
parere favorevole del giudice delegato al  fallimento,  a  condizione
che il medesimo soggetto non abbia riportato condanne per i reati  di
cui agli articoli 216 e 217 del regio decreto 16 marzo 1942, n.  267,
ovvero  per  delitti  contro  il  patrimonio,  l'economia   pubblica,
l'industria e il commercio, a meno di intervenuta  riabilitazione  ai
sensi degli articoli 178  e  seguenti  del  codice  penale,  ne'  sia
indagato o imputato per gli stessi reati.  In  tale  ultimo  caso  la
concessione dell'elargizione non  e'  consentita  e,  ove  sia  stata
disposta, e' sospesa fino all'esito dei relativi procedimenti. 
        1-ter. Le somme erogate a titolo di elargizione ai sensi  del
comma 1-bis non sono imputabili  alla  massa  fallimentare  ne'  alle
attivita' sopravvenute del soggetto fallito e sono vincolate,  quanto
a destinazione, esclusivamente all'utilizzo secondo le  finalita'  di
cui all'articolo 15. Il ricavato netto e' per la meta' acquisito  dal
curatore quale attivo sopravveniente del fallimento, e per la residua
meta' deve essere impiegato a fini produttivi e di investimento»; 
    b) dopo l'articolo 18-bis e' inserito il seguente: 
      «Art.  18-ter  (Sostegno  degli  enti  locali  alle   attivita'
economiche a fini  antiestorsivi).  -  1.  Al  fine  di  sostenere  e
incentivare la prevenzione e la  tutela  delle  attivita'  economiche
dalle richieste estorsive, gli enti locali possono disporre,  tramite
appositi regolamenti, l'esonero, parziale o totale, dal  pagamento  o
il rimborso, parziale o totale, del pagamento effettuato  di  tributi
locali, tariffe locali e canoni locali, in favore dei soggetti di cui
all'articolo 3, comma 1. 
  2. All'attuazione delle disposizioni di cui al  comma  1  gli  enti
locali provvedono, nel rispetto degli obiettivi di  finanza  pubblica
ad essi assegnati ai fini del patto di stabilita' interno,  a  carico
dei propri bilanci»; 
    c) all'articolo 19, comma 1, la lettera d)  e'  sostituita  dalla
seguente: 
      «d) da tre membri delle associazioni od organizzazioni iscritte
nell'elenco di cui all'articolo 13, comma 2. I membri  sono  nominati
ogni due anni con decreto del Ministro dell'interno  su  designazione
degli organismi nazionali associativi  maggiormente  rappresentativi.
Il Ministro dell'interno, su proposta del  Commissario  straordinario
del Governo per il  coordinamento  delle  iniziative  anti-racket  ed
antiusura,   determina   con   proprio   decreto   i   criteri    per
l'individuazione della maggiore rappresentativita'»; 
    d) all'articolo 20: 
      1) il comma 7 e' sostituito dal seguente: 
        «7. Le sospensioni dei termini di cui ai commi 1, 3 e 4 e  la
proroga di cui al comma 2 hanno effetto a seguito  del  provvedimento
favorevole  del  procuratore  della  Repubblica  competente  per   le
indagini in ordine ai delitti che hanno causato  l'evento  lesivo  di
cui all'articolo 3, comma 1. In presenza di piu' procedimenti  penali
che  riguardano  la  medesima  parte  offesa,  anche  ai  fini  delle
sospensioni e della proroga anzidette, e' competente  il  procuratore
della Repubblica del procedimento iniziato anteriormente»; 
      2) dopo il comma 7 sono aggiunti i seguenti: 
        «7-bis. Il prefetto, ricevuta la richiesta di elargizione  di
cui agli articoli 3, 5, 6  e  8,  compila  l'elenco  delle  procedure
esecutive in corso a carico del richiedente e informa  senza  ritardo
il  procuratore  della  Repubblica  competente,  che   trasmette   il
provvedimento al giudice, o ai giudici, dell'esecuzione  entro  sette
giorni dalla comunicazione del prefetto. 
        7-ter.  Nelle  procedure  esecutive  riguardanti  debiti  nei
confronti dell'erario, ovvero di enti previdenziali o  assistenziali,
non sono poste a carico dell'esecutato  le  sanzioni  dalla  data  di
inizio dell'evento lesivo, come definito dall'articolo  3,  comma  1,
fino al termine di scadenza delle sospensioni e della proroga di  cui
ai commi da 1 a 4 del presente articolo». 
 
Art. 3 
Modifica all'articolo 1, comma 881, della legge 27 dicembre 2006,  n.
296 
  1. All'articolo 1, comma 881, della legge 27 dicembre 2006, n. 296,
sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, fatta eccezione per  i
soggetti di cui all'articolo 2 del regolamento di cui al decreto  del
Presidente della Repubblica 11 giugno  1997,  n.  315,  per  i  quali
permangono i vincoli di destinazione previsti  dalla  legge  7  marzo
1996, n. 108». 
 
Art. 4 
Modifiche all'articolo 629 del codice penale 
  1. All'articolo 629 del codice penale sono  apportate  le  seguenti
modificazioni: 
    a) al primo comma, le parole: «con la multa da euro  516  a  euro
2.065» sono sostituite dalle seguenti: «con la multa da euro 1.000  a
euro 4.000»; 
    b) al secondo comma, le parole: «da euro 1.032 a euro 3.098» sono
sostituite dalle seguenti: «da euro 5.000 a euro 15.000». 
 
Art. 5 
Modifica all'articolo 135 del decreto legislativo 12 aprile 2006,  n.
163 
  1. All'articolo 135, comma 1, del  codice  dei  contratti  pubblici
relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo
12 aprile 2006, n. 163, dopo le parole: «passata in  giudicato»  sono
inserite le seguenti: «per reati di usura, riciclaggio nonche'». 
 
Capo II 
PROCEDIMENTO PER LA COMPOSIZIONE DELLE CRISI DA SOVRAINDEBITAMENTO 
Art. 6  
Finalita' 
  1. Al fine di porre rimedio alle situazioni  di  sovraindebitamento
non soggette ne' assoggettabili alle vigenti  procedure  concorsuali,
e' consentito al debitore  concludere  un  accordo  con  i  creditori
nell'ambito della procedura di composizione della crisi  disciplinata
dal presente capo. 
  2. Ai fini del presente capo, per «sovraindebitamento»  si  intende
una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e
il patrimonio prontamente liquidabile per farvi  fronte,  nonche'  la
definitiva incapacita' del  debitore  di  adempiere  regolarmente  le
proprie obbligazioni. 
 
Art. 7 
Presupposti di ammissibilita' 
  1. Il debitore in stato  di  sovraindebitamento  puo'  proporre  ai
creditori, con l'ausilio degli organismi di composizione della  crisi
di cui  all'articolo  15  con  sede  nel  circondario  del  tribunale
competente  ai  sensi  dell'articolo  9,  comma  1,  un  accordo   di
ristrutturazione dei debiti sulla base di un piano  che  assicuri  il
regolare  pagamento  dei  creditori  estranei   all'accordo   stesso,
compreso l'integrale pagamento dei titolari di  crediti  privilegiati
ai quali gli stessi non abbiano rinunciato, anche parzialmente, salvo
quanto previsto  dall'articolo  8,  comma  4.  Il  piano  prevede  le
scadenze  e  le  modalita'  di  pagamento  dei  creditori,  anche  se
suddivisi  in  classi,   le   eventuali   garanzie   rilasciate   per
l'adempimento dei debiti, le modalita' per  l'eventuale  liquidazione
dei beni. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 13,  comma  1,
il piano  puo'  anche  prevedere  l'affidamento  del  patrimonio  del
debitore ad un fiduciario per  la  liquidazione,  la  custodia  e  la
distribuzione del ricavato ai creditori. 
  2. La proposta e' ammissibile quando il debitore: 
    a) non e' assoggettabile alle procedure previste dall'articolo  1
del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni; 
    b) non ha fatto ricorso, nei precedenti tre anni, alla  procedura
di composizione della crisi. 
 
Art. 8 
Contenuto dell'accordo 
  1. La proposta di accordo prevede la ristrutturazione dei debiti  e
la  soddisfazione  dei  crediti  attraverso  qualsiasi  forma,  anche
mediante cessione dei redditi futuri. 
  2. Nei casi in cui i beni  o  i  redditi  del  debitore  non  siano
sufficienti a garantire la fattibilita' del piano, la  proposta  deve
essere  sottoscritta  da  uno  o  piu'  terzi   che   consentono   il
conferimento, anche in garanzia, di redditi o  beni  sufficienti  per
l'attuabilita' dell'accordo. 
  3. Nella proposta di accordo sono  indicate  eventuali  limitazioni
all'accesso al mercato del credito  al  consumo,  all'utilizzo  degli
strumenti di pagamento elettronico a credito e alla sottoscrizione di
strumenti creditizi e finanziari. 
  4. Il piano puo' prevedere una moratoria fino ad  un  anno  per  il
pagamento dei creditori estranei quando ricorrono cumulativamente  le
seguenti condizioni: 
    a) il piano  risulti  idoneo  ad  assicurare  il  pagamento  alla
scadenza del nuovo termine; 
    b) l'esecuzione del piano sia affidata ad un liquidatore nominato
dal giudice su proposta dell'organismo di composizione della crisi; 
    c) la moratoria non riguardi il pagamento dei titolari di crediti
impignorabili. 
 
Art. 9 
Deposito della proposta di accordo 
  1. La proposta di accordo e' depositata  presso  il  tribunale  del
luogo di residenza o sede del debitore. 
  2. Il debitore, unitamente  alla  proposta,  deposita  l'elenco  di
tutti i creditori, con l'indicazione delle somme dovute, dei  beni  e
degli eventuali atti di disposizione  compiuti  negli  ultimi  cinque
anni, corredati delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni
e dell'attestazione sulla fattibilita' del  piano,  nonche'  l'elenco
delle spese correnti necessarie al  sostentamento  suo  e  della  sua
famiglia, previa indicazione della composizione del nucleo  familiare
corredata del certificato dello stato di famiglia. 
  3. Il debitore che svolge attivita' d'impresa deposita altresi'  le
scritture  contabili  degli  ultimi  tre   esercizi,   unitamente   a
dichiarazione che ne attesta la conformita' all'originale. 
 
Art. 10 
Procedimento 
  1. Il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti  previsti  dagli
articoli  7  e  9,  fissa  immediatamente  con   decreto   l'udienza,
disponendo la comunicazione ai creditori presso  la  residenza  o  la
sede legale, anche per telegramma  o  per  lettera  raccomandata  con
avviso  di  ricevimento  o  per  telefax  o  per  posta   elettronica
certificata, della proposta e del decreto  contenente  l'avvertimento
dei provvedimenti che egli puo' adottare ai sensi  del  comma  3  del
presente articolo. 
  2. Con il decreto di cui al comma  1,  il  giudice  dispone  idonea
forma di pubblicita' della proposta e del decreto, oltre, nel caso in
cui il proponente  svolga  attivita'  d'impresa,  alla  pubblicazione
degli stessi in apposita sezione del registro delle imprese. 
  3. All'udienza il giudice, in assenza di iniziative o atti in frode
ai creditori, dispone che,  per  non  oltre  centoventi  giorni,  non
possono, sotto pena di nullita', essere iniziate o proseguite  azioni
esecutive  individuali  ne'  disposti  sequestri   conservativi   ne'
acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore  che  ha
presentato la proposta di accordo,  da  parte  dei  creditori  aventi
titolo o causa anteriore. La sospensione non opera nei confronti  dei
titolari di crediti impignorabili. 
  4. Durante  il  periodo  previsto  dal  comma  3,  le  prescrizioni
rimangono sospese e le decadenze non si verificano. 
  5. Le procedure esecutive individuali  possono  essere  sospese  ai
sensi del comma 3 per una sola volta, anche  in  caso  di  successive
proposte di accordo. 
  6. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti
del codice di procedura civile. Il reclamo si propone al tribunale  e
del collegio non puo' far parte il  giudice  che  ha  pronunciato  il
provvedimento. 
 
Art. 11 
Raggiungimento dell'accordo 
  1. I creditori fanno pervenire, anche per telegramma o per  lettera
raccomandata con avviso di ricevimento o  per  telefax  o  per  posta
elettronica certificata, all'organismo di composizione  della  crisi,
dichiarazione sottoscritta del proprio consenso alla  proposta,  come
eventualmente modificata. 
  2. Ai fini dell'omologazione di cui all'articolo 12, e'  necessario
che l'accordo sia raggiunto con i creditori rappresentanti almeno  il
70 per cento dei crediti. 
  3. L'accordo non pregiudica i diritti dei creditori  nei  confronti
dei coobbligati, fideiussori del  debitore  e  obbligati  in  via  di
regresso. 
  4. L'accordo non determina la novazione delle  obbligazioni,  salvo
che sia diversamente stabilito. 
  5. L'accordo e' revocato di  diritto  se  il  debitore  non  esegue
integralmente,  entro  novanta  giorni  dalle  scadenze  previste,  i
pagamenti dovuti alle Agenzie fiscali e agli enti gestori di forme di
previdenza e assistenza obbligatorie. 
 
Art. 12 
Omologazione dell'accordo 
  1. Se l'accordo e' raggiunto,  l'organismo  di  composizione  della
crisi trasmette a  tutti  i  creditori  una  relazione  sui  consensi
espressi e sul raggiungimento della percentuale di  cui  all'articolo
11, comma 2, allegando il testo dell'accordo stesso. Nei dieci giorni
successivi  al  ricevimento  della  relazione,  i  creditori  possono
sollevare le eventuali contestazioni. Decorso  tale  ultimo  termine,
l'organismo di composizione  della  crisi  trasmette  al  giudice  la
relazione,   allegando    le    contestazioni    ricevute,    nonche'
un'attestazione definitiva sulla fattibilita' del piano. 
  2. Verificato il raggiungimento dell'accordo con la percentuale  di
cui all'articolo 11, comma 2, verificata l'idoneita' ad assicurare il
pagamento dei creditori estranei e risolta ogni altra  contestazione,
il giudice omologa l'accordo e ne dispone  l'immediata  pubblicazione
utilizzando tutte le forme  di  cui  all'articolo  10,  comma  2.  Si
applicano, in quanto compatibili, gli articoli  737  e  seguenti  del
codice  di  procedura  civile.   Il   reclamo,   anche   avverso   il
provvedimento di diniego, si propone al tribunale e del collegio  non
puo' far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento. 
  3. Dalla data di omologazione ai sensi del comma 2 e per un periodo
non superiore ad un  anno,  l'accordo  produce  gli  effetti  di  cui
all'articolo 10, comma 3. 
  4. Gli  effetti  di  cui  al  comma  3  vengono  meno  in  caso  di
risoluzione  dell'accordo  o  di  mancato  pagamento  dei   creditori
estranei. L'accertamento del mancato pagamento dei creditori estranei
e' chiesto al giudice con ricorso da decidere in camera di consiglio,
ai sensi degli articoli  737  e  seguenti  del  codice  di  procedura
civile. 
  5. La sentenza di fallimento  pronunciata  a  carico  del  debitore
risolve l'accordo. 
 
Art. 13 
Esecuzione dell'accordo 
  1. Se  per  la  soddisfazione  dei  crediti  sono  utilizzati  beni
sottoposti  a  pignoramento  ovvero  se  previsto  dall'accordo,   il
giudice, su proposta  dell'organismo  di  composizione  della  crisi,
nomina un liquidatore che dispone in via  esclusiva  degli  stessi  e
delle somme incassate. Si applica l'articolo 28 del regio decreto  16
marzo 1942, n. 267. 
  2. L'organismo di composizione della  crisi  risolve  le  eventuali
difficolta' insorte nell'esecuzione dell'accordo e vigila sull'esatto
adempimento dello stesso, comunicando  ai  creditori  ogni  eventuale
irregolarita'. Sulle contestazioni che hanno ad oggetto la violazione
di diritti  soggettivi  e  sulla  sostituzione  del  liquidatore  per
giustificati motivi decide il giudice investito della procedura. 
  3. Il giudice, sentito il liquidatore e verificata  la  conformita'
dell'atto dispositivo all'accordo e al piano, anche  con  riferimento
alla possibilita' di pagamento dei creditori estranei,  autorizza  lo
svincolo delle somme e ordina la cancellazione della trascrizione del
pignoramento, delle iscrizioni relative  ai  diritti  di  prelazione,
nonche' di ogni altro vincolo. 
  4. I pagamenti e gli atti dispositivi dei beni posti in  essere  in
violazione dell'accordo e del piano sono nulli.
 
Art. 14 
Impugnazione e risoluzione dell'accordo 
  1. L'accordo puo' essere annullato dal tribunale su istanza di ogni
creditore, in  contraddittorio  con  il  debitore,  quando  e'  stato
dolosamente aumentato o diminuito  il  passivo,  ovvero  sottratta  o
dissimulata  una  parte  rilevante  dell'attivo  ovvero   dolosamente
simulate attivita' inesistenti. Non e' ammessa alcuna altra azione di
annullamento. 
  2.  Se  il  proponente  non  adempie  regolarmente  agli   obblighi
derivanti  dall'accordo,  se  le  garanzie   promesse   non   vengono
costituite o se l'esecuzione  dell'accordo  diviene  impossibile  per
ragioni non imputabili al debitore, ciascun creditore  puo'  chiedere
al tribunale la risoluzione dello stesso. 
  3. Il ricorso per la risoluzione e' proposto, a pena di  decadenza,
entro un  anno  dalla  scadenza  del  termine  fissato  per  l'ultimo
adempimento previsto dall'accordo. 
  4. L'annullamento e la risoluzione dell'accordo non pregiudicano  i
diritti acquistati dai terzi in buona fede. 
  5. Nei casi previsti dai commi 1  e  2,  si  applicano,  in  quanto
compatibili, gli articoli 737 e  seguenti  del  codice  di  procedura
civile. 
 
Art. 15 
Organismi di composizione della crisi 
  1. Gli enti pubblici  possono  costituire  organismi  con  adeguate
garanzie di indipendenza  e  professionalita'  deputati,  su  istanza
della  parte  interessata,   alla   composizione   delle   crisi   da
sovraindebitamento. 
  2. Gli organismi di cui al comma 1 sono  iscritti  in  un  apposito
registro tenuto presso il Ministero della giustizia. 
  3. Il Ministro della giustizia determina i criteri e  le  modalita'
di iscrizione nel registro di cui al  comma  2,  con  regolamento  da
adottare ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della  legge  23  agosto
1988, n. 400, entro novanta giorni dalla data di  entrata  in  vigore
della presente  legge.  Con  lo  stesso  decreto  sono  disciplinate,
altresi', la formazione dell'elenco e la sua revisione, l'iscrizione,
la  sospensione  e  la  cancellazione  degli  iscritti,  nonche'   la
determinazione delle indennita' spettanti agli organismi  di  cui  al
comma 4, a carico dei soggetti che ricorrono alla procedura. 
  4. Gli organismi di conciliazione costituiti presso  le  camere  di
commercio,   industria,   artigianato   e   agricoltura   ai    sensi
dell'articolo 2 della legge 29 dicembre 1993, n.  580,  e  successive
modificazioni,  il   segretariato   sociale   costituito   ai   sensi
dell'articolo 22, comma 4, lettera a), della legge 8  novembre  2000,
n. 328, gli ordini professionali degli avvocati,  dei  commercialisti
ed esperti contabili e dei notai sono iscritti di diritto, a semplice
domanda, nel registro di cui al comma 2. 
  5. Dalla costituzione degli organismi di cui al comma 1 non  devono
derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e  ai
componenti degli stessi non spetta alcun compenso o rimborso spese  o
indennita' a qualsiasi titolo corrisposti. 
  6. Le attivita' degli organismi di cui al  comma  1  devono  essere
svolte nell'ambito delle risorse  umane,  strumentali  e  finanziarie
disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o  maggiori  oneri  a
carico della finanza pubblica. 
 
Art. 16 
Iscrizione nel registro 
  1. Gli organismi di cui all'articolo 15, unitamente alla domanda di
iscrizione  nel  registro,  depositano  presso  il  Ministero   della
giustizia  il  proprio  regolamento   di   procedura   e   comunicano
successivamente le eventuali variazioni. 
 
Art. 17 
Compiti dell'organismo di composizione della crisi 
  1. L'organismo di composizione della crisi, oltre a quanto previsto
dagli articoli  11,  12  e  13,  assume  ogni  opportuna  iniziativa,
funzionale alla predisposizione del  piano  di  ristrutturazione,  al
raggiungimento dell'accordo  e  alla  buona  riuscita  dello  stesso,
finalizzata al  superamento  della  crisi  da  sovraindebitamento,  e
collabora con il debitore e  con  i  creditori  anche  attraverso  la
modifica del piano oggetto della proposta di accordo. 
  2. Lo stesso organismo verifica la veridicita' dei  dati  contenuti
nella proposta e nei documenti allegati, attesta la fattibilita'  del
piano ai sensi dell'articolo 9, comma 2, e trasmette  al  giudice  la
relazione sui consensi espressi  e  sulla  maggioranza  raggiunta  ai
sensi dell'articolo 12, comma 1. 
  3. L'organismo esegue la pubblicita' della proposta e dell'accordo,
ed effettua le comunicazioni disposte  dal  giudice  nell'ambito  del
procedimento previsto dal presente capo. 
 
Art. 18 
Accesso alle banche dati pubbliche 
  1. Per lo svolgimento dei compiti e delle  attivita'  previsti  dal
presente capo, il giudice e, previa autorizzazione  di  quest'ultimo,
gli organismi  di  cui  all'articolo  15  possono  accedere  ai  dati
contenuti  nell'anagrafe  tributaria,  nei  sistemi  di  informazioni
creditizie,  nelle  centrali  rischi  e  nelle  altre   banche   dati
pubbliche, nel rispetto delle disposizioni contenute  nel  codice  in
materia  di  protezione  dei  dati  personali,  di  cui  al   decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, e del codice di deontologia e  di
buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti  privati
in tema di  crediti  al  consumo,  affidabilita'  e  puntualita'  nei
pagamenti, di cui alla deliberazione del Garante  per  la  protezione
dei dati personali 16 novembre 2004, n. 8, pubblicata nella  Gazzetta
Ufficiale n. 300 del 23 dicembre 2004. 
  2. I dati personali acquisiti per le finalita' di cui  al  comma  1
possono essere trattati e conservati per i soli fini  e  tempi  della
procedura  e  devono  essere  distrutti  contestualmente   alla   sua
conclusione  o  cessazione.   Dell'avvenuta   distruzione   e'   data
comunicazione  al  titolare  dei  suddetti  dati,   tramite   lettera
raccomandata con avviso di ricevimento o  tramite  posta  elettronica
certificata, non oltre quindici giorni dalla distruzione medesima. 
 
Art. 19 
Sanzioni 
  1. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, e'  punito  con
la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 1.000 a 50.000
euro il debitore che: 
    a) al fine di ottenere l'accesso alla procedura  di  composizione
della crisi di cui al presente capo, aumenta o diminuisce il  passivo
ovvero sottrae o dissimula una  parte  rilevante  dell'attivo  ovvero
dolosamente simula attivita' inesistenti; 
    b) al fine di ottenere l'accesso alla procedura  di  composizione
della  crisi  di  cui  al  presente  capo,   produce   documentazione
contraffatta o alterata, ovvero  sottrae,  occulta  o  distrugge,  in
tutto o in parte, la documentazione relativa alla propria  situazione
debitoria ovvero la propria documentazione contabile; 
    c) nel corso della procedura, effettua pagamenti non previsti nel
piano oggetto dell'accordo, fatto salvo  il  regolare  pagamento  dei
creditori estranei; 
    d) dopo il deposito della proposta di accordo di ristrutturazione
dei debiti, e per tutta la durata della  procedura,  aggrava  la  sua
posizione debitoria; 
    e) intenzionalmente non rispetta i contenuti dell'accordo. 
  2. Il componente dell'organismo di  composizione  della  crisi  che
rende false attestazioni in  ordine  all'esito  della  votazione  dei
creditori sulla proposta di accordo formulata dal debitore ovvero  in
ordine alla veridicita' dei dati contenuti in  tale  proposta  o  nei
documenti ad essa allegati ovvero in  ordine  alla  fattibilita'  del
piano di ristrutturazione dei debiti proposto dal debitore e'  punito
con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da 1.000 a  50.000
euro. 
  3. La stessa pena di cui  al  comma  2  si  applica  al  componente
dell'organismo di composizione  della  crisi  che  cagiona  danno  ai
creditori omettendo o rifiutando senza giustificato  motivo  un  atto
del suo ufficio. 
 
Art. 20 
Disposizioni transitorie e finali 
  1. Con uno o piu' decreti, il Ministro della giustizia  stabilisce,
anche per circondario di tribunale, la data a decorrere dalla quale i
compiti e le funzioni che il presente capo attribuisce agli organismi
di composizione della crisi di cui all'articolo 15 sono svolti in via
esclusiva dai medesimi. 
  2.  I  compiti  e  le  funzioni  attribuiti   agli   organismi   di
composizione  della  crisi  possono  essere  anche   svolti   da   un
professionista in possesso dei requisiti di cui all'articolo  28  del
regio decreto 16 marzo 1942,  n.  267,  e  successive  modificazioni,
ovvero da un notaio, nominati dal  presidente  del  tribunale  o  dal
giudice da lui delegato. Con decreto  del  Ministro  della  giustizia
sono stabilite, in considerazione del valore della procedura e  delle
finalita'   sociali   della   medesima,   le   tariffe    applicabili
all'attivita' svolta  dai  professionisti,  da  porre  a  carico  dei
soggetti che ricorrono alla procedura. 
  3. Il professionista di cui al comma 2 e'  equiparato,  anche  agli
effetti penali, al componente dell'organismo  di  composizione  della
crisi. 
  4. Il Ministro della giustizia trasmette alle Camere una  relazione
annuale sullo stato di attuazione della presente legge. 
 
Capo III 
ENTRATA IN VIGORE
Art. 21 
Entrata in vigore 
  1.  La  presente  legge  entra  in  vigore  il  trentesimo   giorno
successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. 
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
 
    Data a Roma, addi' 27 gennaio 2012 

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