Art 266 codice di procedura penale limiti di ammissibilit a a »

Art. 266 Codice di Procedura Penale. Limiti di ammissibilitą .

266. Limiti di ammissibilità (1).

1. L'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche [295] e di altre forme di telecomunicazione è consentita nei procedimenti relativi ai seguenti reati [15 Cost.; 103; 226 att.]:

a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'articolo 4;

b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'articolo 4;

c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;

d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;

e) delitti di contrabbando;

f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato (2), molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono (3);

f-bis) delitti previsti dall'articolo 600-ter, terzo comma, del codice penale, anche se relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1 del medesimo codice, nonché dall'art. 609-undecies (4);

f-ter) delitti previsti dagli articoli 444, 473, 474, 515, 516 e 517-quater del codice penale (5).

f-quater) delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale (6).

2. Negli stessi casi è consentita l'intercettazione di comunicazioni tra presenti, che puo' essere eseguita anche mediante l'inserimento di un captatore informatico su un dispositivo elettronico portatile. Tuttavia, qualora queste avvengano nei luoghi indicati dall'articolo 614 del codice penale, l'intercettazione è consentita solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l'attività criminosa  [615-bis c.p.] (7) (8).

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(1) La Corte cost., con sentenza 11 marzo 1993, n. 81, nel dichiarare non fondata una questione di costituzionalità dell'art. 266, sollevata in riferimento all'art. 15, Cost., ha rilevato che, ferma restando la libertà del legislatore di stabilire più specifiche norme di attuazione dei predetti principi costituzionali, il livello minimo di garanzie richieste dal precetto costituzionale che esige tanto il rispetto di requisiti soggettivi di validità in ordine agli interventi nella sfera privata relativa alla libertà di comunicazione (atto dell'autorità giudiziaria, sia questa il pubblico ministero, il giudice per le indagini preliminari o il giudice del dibattimento), quanto il rispetto di requisiti oggettivi (sussistenza e adeguatezza della motivazione in relazione ai fini probatori concretamente perseguiti), pone un parametro di validità che spetta al giudice a quo applicare direttamente al caso di specie, al fine di valutare se l'acquisizione del tabulato, contenente l'indicazione dei riferimenti soggettivi, temporali e spaziali delle comunicazioni telefoniche intercorse, possa essere considerata legittima e, quindi, ammissibile». V. anche, su tale sentenza, sub art. 256.

(2) Le parole «abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato,» sono state introdotte dall'art. 9, c. 5, L. 18 aprile 2005, n. 62 (Legge comunitaria 2004).

(3) Lettera così modificata dall'art. 8, L. 7 marzo 1996, n. 108.

(4) Lettera aggiunta dall'art. 12, L. 3 agosto 1998, n. 269 e poi modificata dall'art. 13, L. 6 febbraio 2006, n. 38, che ha aggiunto le parole: «anche se relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1 del medesimo codice», e dall'art. 4, D.Lgs. 4 marzo 2014, n. 39, che ha aggiunto le parole: «nonché dall'art. 609-undecies».

(5) Lettera aggiunta dall'art. 14, L. 14 gennaio 2013, n. 9.

(6) Lettera aggiunta dall'art. 2, D.L. 14 agosto 2013, n. 93, conv., con modif., in L. 15 ottobre 2013, n. 119.

(7) La Corte cost., con sentenza 24 aprile 2002, n. 135, ha dichiarato non fondata una questione di legittimità degli artt. 189 e 266-271 nella parte in cui «non estendono la disciplina delle intercettazioni delle comunicazioni tra presenti nei luoghi indicati dall'articolo 614 del codice penale alle riprese visive o videoregistrazioni effettuate nei medesimi luoghi». La Corte ha annotato che tale attività «ben può configurarsi, in concreto, come una forma di intercettazione di comunicazioni tra presenti, [...] come nelle ipotesi di riprese visive di messaggi gestuali: fattispecie nella quale già ora è applicabile, in via interpretativa, la disciplina legislativa della intercettazione ambientale in luoghi di privata dimora».

(8) Comma modificato dall'art. 4, comma 1, lett. a) n.1) del d.lgs. 29 dicembre 2017, n. 216, che ha aggiunto, in fine, le seguenti parole: «, che puo' essere eseguita anche mediante l'inserimento di un captatore informatico su un dispositivo elettronico portatile». Ai sensi dell'art. 9, comma 1, d.lgs. 216 cit., la presente disposizione si applica alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del medesimo decreto.

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