Art 582 codice penale lesione personale »

Art. 582 Codice Penale. Lesione personale.

582. Lesione personale (1).

Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale [c.p. 583], dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni [c.p. 585] (2).

Se la malattia ha una durata non superiore ai venti giorni e non concorre alcuna delle circostanze aggravanti previste negli articoli 583 e 585, ad eccezione di quelle indicate nel numero 1 e nell'ultima parte dell'articolo 577, il delitto è punibile a querela della persona offesa [c.p. 120, 124, 365; c.p.p. 336] (3) (4) (5).

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(1) Al reato previsto in questo articolo si applica, ora, la pena pecuniaria della multa da euro 516 a euro 2.582 o la pena della permanenza domiciliare da quindici giorni a quarantacinque giorni ovvero la pena del lavoro di pubblica utilità da venti giorni a sei mesi, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 52, comma 2, lettera b), D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274. (Tale disposizione si applica a decorrere dal 2 gennaio 2002, ai sensi di quanto disposto dall'art. 65 dello stesso D.Lgs. n. 274 del 2000, come modificato dall'art. 1, D.L. 2 aprile 2001, n. 91, convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, L. 3 maggio 2001, n. 163).

(2) Comma così modificato dall’art. 1, comma 3, lett. b), L. 23 marzo 2016, n. 41, a decorrere dal 25 marzo 2016, ai sensi di quanto disposto dall’art. 1, comma 8, della medesima legge n. 41/2016.

Il testo precedentemente in vigore era il seguente: «Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni.».

(3) Vedi, anche, il comma 1 dell’art. 3, D.L. 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla L. 15 ottobre 2013, n. 119.

(4) Articolo così modificato dall'articolo unico, L. 26 gennaio 1963, n. 24. L'ultimo comma è stato, poi, così sostituito dall'art. 91, L. 24 novembre 1981, n. 689, che modifica il sistema penale. La competenza per il delitto previsto dal secondo comma è devoluta al giudice di pace, ai sensi dell'art. 15, L. 24 novembre 1999, n. 468 e dell'art. 4, D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274 (Gazz. Uff. 6 ottobre 2000, n. 234, S.O.). Vedi, anche, gli articoli 64 e 65 dello stesso decreto.

(5) Per l'aumento della pena per i delitti non colposi di cui al presente titolo commessi in danno di persona portatrice di minorazione fisica, psichica o sensoriale, vedi l’art. 36, comma 1, L. 5 febbraio 1992, n. 104, come sostituito dal comma 1 dell’art. 3, L. 15 luglio 2009, n. 94

Competenza: Trib. Monocratico; Giudice di Pace (2° comma); Trib. Monocratico (aggravanti ex art. 4 comma 3 d.lgs. n. 274 del 2000

Arresto: facoltativo

Fermo: non consentito

Procedibilità: d'ufficio; a querela di parte (2° comma)

GIURISPRUDENZA RILEVANTE

- L'elemento soggettivo è costituito dal dolo generico, ossia dalla coscienza e volontà di colpire taluno con violenza fisica (Cass. 10 dicembre 1954 n. 627; Cass. 03 febbraio 1984 n. 883).

- In tema di attività medico-chirurgica deve ritenersi che il medico sia sempre legittimato ad effettuare il trattamento terapeutico giudicato necessario per la salvaguardia della salute del paziente affidato alle sue cure, anche in mancanza di esplicito consenso, dovendosi invece ritenere insuperabile l'espresso, libero e consapevole rifiuto eventulamente manifestato dal medesimo paziente, ancorchè l'omissione dell'intervento possa cagionare il pericolo di un aggravamento dello stato di salute dell'infermo e, persino, della sua morte. In tale ultima ipotesi, qualora il medico effettui ugualmente il trattamento rifiutato, potrà profilarsi a suo carico il reato di violenza privata ma non, nel caso in cui il trattamento comporti lesioni chirurgiche ed il paziente muoia , il diverso e più grave reato di omicidio preterintenzionale, non potendosi ritenere che le lesioni chirurgiche, strumentali all'intervento terapeutico, possano rientrare nella previsione di cui all'art. 582 c.p. (Cass. 29 maggio 2002 - 11 luglio 2002 n. 26446). 

- Per il tentativo di lesioni personali deve sempre procedersi d'ufficio, non essendo possibile effettuare indagini per accertare se la malattia conseguente alle lesioni, che sarebbero state cagionate ove il delitto fosse stato consumato, avrebbe avuto durata tale da rendere il reato procedibile solo a querela. (Cass. 11 novembre 1981 - 18 marzo 1982 n. 2932). 

DOMANDE E RISPOSTE

  •  L'ecchimosi costituisce lesione personale?

Sì. L'ecchimosi, infiltrazione di sangue nel tessuto sottocutaneo, costituisce malattia e configura pertanto una lesione personale. 

  • - Cosa deve intenedersi per "malattia" ai sensi dell'art. 582 c.p.?

Il concetto clinico di malattia richiede il concorso del requisito essenziale di una riduzione apprezzabile di funzionalità, a cui può anche non corrispondere una lesione anatomica, e di quello di un fatto morboso in evoluzione, a breve o lunga scadenza, verso un esito che potrà essere la guarigione perfetta, l'adattamento a nuove condizioni di vita oppure la morte. Ne derivano che non costituiscono malattia, e quiandi non possono integrare il reato di lesioni personali, le alterazioni anatomiche, a cui non si accompagni una riduzione apprezzabile della funzionalità. (Cass. 14 novembre 1996 - 09 dicembre 1996 n. 10643; conf. Cass. 15 ottobre 1998 - 19 gennaio 1999 n. 714).

In tema di lesioni personali, integra la malattia di cui all'art. 582 cod. pen. l'acufene, in quanto disturbo caratterizzato dalla percezione di suoni non legati a stimoli esterni, e, come tale, determinativo di un'alterazione funzionale dell'organismo. (Cass. pen. 18 maggio 2015 n. 34390)

In tema di lesioni personali, integra la malattia di cui all'art. 582 cod. pen. la "cervicalglia", in quanto "dolore cervicale" localizzato nella parte posteriore del collo, che determina sofferenza e ridotta motilità del collo e della testa, e, quindi, una alterazione funzionale dell'organismo. (Cass. pen. 18 maggio 2015 n. 34387)

 

  • - Integra il reato di lesioni personali introdurre nelle vene di altra persona sostanze stupefacenti?

Sì. il delitto di cui all'art. 582 c.p. può essere commesso con qualunque mezzo e, quindi, anche introducendo nelle vene di altra persona sostanze stupefacenti mediante iniezioni, in quanto lo stupefacente stesso, così iniettato, provoca un'alterazione dello stato fisico e psichico. 

  • - Configurare il delitto di lesione personale la narcotizzazione?

Sì, configura il delitto di lesione personale la narcotizzazione, in quanto consiste proprio in una depressione funzionale del sistema nervoso, chimicamente determinata, la quale produce inerzia delle attività psichiche con obnubilamento delle facoltà intellettive, volitive e di memoria. 

  • - Lo spintone può configurare il reato di cui all'art. 582 c.p.?

Sì, anche lo spintone, inferto con l'intenzione di colpire la persona offesa, può dar luogo  a responsabilità a titolo di lesioni personali volontarie gravi o gravissime, quando queste siano diretta e immediata conseguenza della caduta prodotta dallo spintone. 

 

 

 

  • La malattia giuridicamente rilevante comprende tutte le alterazioni di natura anatomica?

La malattia giuridicamente rilevante cui fa riferimento l'art.582 c.p. (e di riflesso l'art. 590 c.p. nella forma colposa) non comprende tutte le alterazioni di natura anatomica, che anzi possono anche mancare, ma quelle alterazioni funzionali o patologiche di funzioni dell'organismo, da non confondere con i postumi che di per sé non costituiscono malattia ma ne sono una conseguenza spesso integrante le aggravanti. Cass. pen. 19 aprile 2016 n. 22156

  • In tema di lesioni gravissime cosa integra lo sfregio permanente?

In tema di lesioni gravissime, integra lo sfregio permanente qualsiasi nocumento che, senza determinare la più grave conseguenza della deformazione, importi un turbamento irreversibile dell'armonia e dell'euritmia delle linee del viso. Cass. pen. 18 aprile 2016 n. 21394

  • Cosa distingue il reato di lesione personale da quello di tentato omicidio?

In tema di delitti contro la persona, per distinguere il reato di lesione personale da quello di tentato omicidio, occorre avere riguardo sia al diverso atteggiamento psicologico dell'agente sia alla differente potenzialità dell'azione lesiva, desumibili dalla sede corporea attinta, dall'idoneità dell'arma impiegata nonché dalle modalità dell'atto lesivo. Cass. pen. 89 febbraio 2016 n. 15479

  • La condotta di colui che afferra la figlia alle spalle e per il collo?

La condotta dell'imputato consistita nell' afferrare la figlia alle spalle e precisamente per il collo, nel tentativo farla smettere di disturbare, comporta la configurabilità del reato di lesioni, ricorrendo quantomeno il dolo eventuale in capo all'imputato. Non può escludersi, infatti, che lo stesso si sia rappresentato come seriamente possibile, sebbene non certa, l'esistenza dei presupposti della condotta, ovvero il verificarsi dell'evento come conseguenza dell'azione e, pur di non rinunciare ad essa, ha accettato che il fatto potesse verificarsi, decidendo di agire comunque. Cass. pen. 16 ottobre 2015 n. 21696

 

GIURISPRUDENZA RILEVANTE

  • Ai fini del trattamento sanzionatorio del reato continuato occorre applicare una sola pena, dello stesso genere e della stessa specie di quella del reato più grave, anche quando l'aumento apportato ai sensi dell'art. 81, comma secondo, cod. pen. abbia ad oggetto reati satellite appartenenti a diverse categorie e puniti con pene eterogenee o di specie diversa. Cass. pen. 13 aprile 2017 n. 26450
  • La condotta di un collaboratore di giustizia, che ritenga di non essere stato ben tutelato dalle Forze dell’Ordine e dallo Stato Italiano per le intimidazioni e i danni ricevuti da un incendio, che si opponga all’operato dei Carabinieri provocando altresì lesioni agli stessi non è scriminata ma è applicabile la circostanza attenuante dell’aver agito in stato d’ira determinato da un fatto ingiusto altrui.  Ufficio Indagini Preliminari LA Spezia 5 aprile 2017 n. 565
  • In tema di lesioni personali cagionate durante una competizione sportiva, non sussistono i presupposti di applicabilità della causa di giustificazione del consenso dell'avente diritto con riferimento al cosiddetto rischio consentito (art. 50 cod. pen.), né ricorrono quelli di una causa di giustificazione non codificata ma immanente nell'ordinamento, in considerazione dell'interesse primario che l'ordinamento statuale riconnette alla pratica dello sport, nell'ipotesi in cui, durante una partita di calcio ma a gioco fermo, un calciatore colpisca l'avversario.  Cass. pen. 28 marzo 2017 n. 33275
  • Al fine di distinguere il reato di lesione personale da quello di tentato omicidio, occorre considerare il diverso atteggiamento psicologico del soggetto agente, nonché la differente potenzialità dell'azione lesiva, desumibili dall'idoneità dell'arma impiegata e dalle modalità dell'atto lesivo. La valutazione deve avvenire ex ante, ovvero valutando le potenzialità omicidiarie o meno della condotta e non i risultati lesivi conseguiti. Ciò in quanto se l'accertamento si fondasse solo sul tipo di lesioni provocate, non sussisterebbe mai un tentato omicidio, dovendosi configurare il reato di omicidio in caso di morte della vittima o quello di lesioni in caso di mancato decesso. La scarsa entità delle lesioni provocate alla vittima non è, cioè, una circostanza idonea a escludere di per sé l'intenzione omicida, essendo imputabili anche a fattori indipendenti dalla volontà dell'agente, come un imprevisto movimento della vittima, un errato calcolo della distanza o una mira non precisa. Nel caso di specie, è stato ritenuto integrato il delitto di tentato omicidio nei confronti di un uomo che aveva colpito con un bastone di ferro più volte la vittima al cranio. Trib. Bari 24 marzo 2017 n. 1273
  • Il delitto di resistenza a pubblico ufficiale assorbe soltanto quel minimo di violenza che si concreta nelle percosse e non già quegli atti che, esorbitando da tali limiti, siano causa di lesioni personali. In tale ultima ipotesi, poi, l'ulteriore delitto di lesioni, stante il suo carattere autonomo, concorre con quello di cui all'articolo 337 del cp, con l'effetto che, se l'atto di violenza con il quale l'agente ha prodotto consapevolmente le lesioni non sia fine a se stesso, ma venga posto in essere allo scopo di opporsi all'attività del pubblico ufficiale, si realizza il presupposto per la configurabilità dell'aggravante della connessione teleologica di cui all'articolo 61 n. 2, con altresì le ovvie conseguenze sotto il profilo della procedibilità dell'azione penale. Nel caso di specie, è stato condannato un uomo che, dopo essere stato fermato dagli agenti di Polizia e accompagnato in Questura, non solo cercava di divincolarsi con la forza, ma colpiva uno degli agenti con una testata e cercava di percuoterlo con calci e pugni. Trib. Udine 17 marzo 2017 n. 580
  • Tra il reato di violenza privata, di cui all'art. 610 cod. pen., e quello di lesioni personali volontarie, di cui all'art. 582 cod. pen., è configurabile il concorso formale, essendo diversi i beni giuridici tutelati: la libertà morale nel primo reato, e l'integrità fisica nel secondo. Cass. pen. 7 marzo 2017 n. 17767
  • In tema di lesioni gravissime, la valutazione circa la sussistenza dell'aggravante dello sfregio permanente, inteso come turbamento irreversibile dell'armonia e dell'euritmia delle linee del viso, compete al giudice di merito, chiamato ad esprimere un giudizio che non richiede speciali competenze tecniche, perché ancorato al punto di vista di un osservatore comune, di gusto normale e di media sensibilità, e pertanto tale giudizio non risulta sindacabile in sede di legittimità. Cass. pen. 2 marzo 2017 n. 22685
  • Lo stato di nervosismo e di risentimento non esclude l'elemento psicologico del reato di lesioni volontarie, costituendone, al contrario, uno dei possibili moventi. Cass. pen. 13 febbraio 2017 n. 25936
  • In tema di nomina di un curatore speciale per l'esercizio del diritto di querela, la norma di cui all'art. 121 c.p. tende, per quel che riguarda il rapporto tra genitore e figlio, ad evitare che il diritto di querela per fatti offensivi nei confronti del figlio non venga esercitato perché vi è un interesse contrastante del genitore, ma non può valere a rendere invalida una querela proposta dal genitore solo perché il figlio potrebbe avere un interesse personale ad evitare la punizione del colpevole. Cass. pen. 13 febbraio 2017 n. 25936
  • Deve essere confermata la condanna per lesioni volontarie nei confronti di una madre per aver cagionato al figlio lesioni personali, colpendolo al volto con un telecomando scagliato da breve distanza, atteso che il dolo poteva inferirsi dalla "infima distanza" rispetto alla persona offesa dalla quale l'imputata aveva scagliato il telecomando, dalla "consistenza" dell'oggetto scagliato, e dalla "forza impressa", desumibile dall'entità delle lesioni inferte. Cass. pen. 13 febbraio 2017 n. 25936
  • L'art. 189 c. strad., relativo all'omissione di soccorso in caso di incidente stradale, non può essere contestato nei confronti di colui che ha provocato dolosamente delle lesioni. La fattispecie di cui all'art. 582 c.p., infatti, è reato, più grave che assorbe quello di omissione di soccorso, in applicazione del principio dell'assorbimento e del ne bis in idem sostanziale, che opera quando il reato più grave sia posto a garanzia del medesimo bene tutelato dal reato meno grave. Nel caso di lesioni volontariamente inflitte, dunque, l'omissione di soccorso costituisce un post factum non punibile, presentandosi come una conseguenza inevitabile del primo reato. Nel caso di specie, l'imputato aveva dolosamente provocato delle lesioni a un ciclista, investendolo di proposito e allontanandosi dal luogo del sinistro una volta constatato che lo stesso non aveva riportato delle lesioni gravi. Corte Appello Trento 10 febbraio 2017 n. 8
  • Eccede il limite della proporzione tra l'offesa subita e la reazione legittima la condotta dell'imputato che, a fronte del comportamento, pur ingiusto, della persona offesa che lo aveva minacciato e spintonato, lo colpisce con un pugno al volto cagionandogli la frattura nasale. Cass. pen. 31 gennaio 2017 n. 11084
  • Il delitto di atti persecutori può concorrere con quello di lesioni personali. Cass. pen. 19 gennaio 2017 n. 10051
  • Non sussiste la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza quando, in caso di riqualificazione del fatto in appello da tentato omicidio a lesioni personali aggravate ex art. 576 c.p., la circostanza aggravante sia desumibile dall'indicazione, contenuta nel capo di imputazione, del padre dell'imputato come vittima. Cass. pen. 15 dicembre 2016 n. 4461
  • In tema di lesioni personali cagionate durante una competizione sportiva che implichi l'uso della forza fisica e il contrasto tra avversari (come nel caso del calcio), l'area del rischio consentito è delimitata dal rispetto delle regole tecniche del gioco, la violazione delle quali, peraltro, va valutata in concreto, con riferimento all'elemento psicologico dell'agente il cui comportamento può essere pur nel travalicamento di quelle regole la colposa, involontaria evoluzione dell'azione fisica legittimamente esplicata o, al contrario, la consapevole e dolosa intenzione di ledere l'avversario approfittando della circostanza del gioco. Per l'effetto, non è applicabile la scriminante del rischio consentito qualora nel corso di un incontro di calcio, terminata l'azione di gioco con l'impossessamento del pallone da parte del portiere, che si era gettato in terra per difenderlo, gli imputati lo abbiano colpito più volte, di gran lunga esorbitando dal rispetto delle regole del gioco, denotandosi così, dal loro concreto e ripetuto agire violento, l'elemento intenzionale del reato di lesioni volontarie. Cass. pen. 28 novembre 2016 n. 11991
  • Il trattamento sanzionatorio più lieve previsto dall'art. 52, lett. b), D.Lgs. n. 274 del 2000 (disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace) non si applica al delitto di lesioni volontarie aggravato a norma dell'art. 585, comma primo, cod. pen., nemmeno qualora le circostanze aggravanti siano state neutralizzate per effetto della concessione di attenuanti, in quanto esso non appartiene alla competenza del giudice di pace, condizione necessaria per l'applicabilità delle sanzioni previste per i reati rimessi alla cognizione di quest'ultimo. Cass. pen. 23 novembre 2016 n. 6337

SE SEI INTERESSATO ALL'Art. 582 c.p. CONSULTA ANCHE:

- Infortuni sul lavoro e lesioni colpose.Delitti colposi derivanti da infortunio sul lavoro: per la configurazione della circostanza aggravante è sufficiente che l'evento dannoso sia sia verificato in violazione dell'art. 2087 c.c. Cass. pen. n. 42309 del 18 settembre 2014 .

- DIRITTO PENALE. La parte lesa non compare nell'udienza dibattimentale: estinzione del processo? Cass. pen. 1 febbraio 2011 n. 3684.

- Art. 583 quater Codice Penale.Lesioni personali gravi o gravissime a un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni sportive.

- DIRITTO PENALE. Delle lesioni procurate dal cane ne risponde anche il semplice "detentore"? Cass. pen. 5 ottobre 2011 n. 36069.

- DIRITTO PENALE. La causalità omissiva. Focus giurisprudenziale (Aprile 2013-Aprile 2014).

VOCE DI GLOSSARIO CORRELATA:

- Lesione personale.



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